
Nuove informazioni rivelano attacchi fisici con droni ai data center Yandex e l'evoluzione del malware XWorm. Emergono inoltre gravi vulnerabilità in LiteLLM, uno strumento chiave per le applicazioni AI.
Le recenti vicende che hanno coinvolto Yandex, il gigante tecnologico russo, mettono in luce una duplice minaccia per le infrastrutture digitali: attacchi fisici mirati e la crescente sofisticazione del malware. Oltre ai danni causati da attacchi con droni a tre dei suoi data center, nuove fonti evidenziano l'emergere di vulnerabilità critiche in strumenti utilizzati per le applicazioni di intelligenza artificiale, ampliando il quadro delle sfide per la cybersecurity.
L'ondata di attacchi condotti con droni ha colpito duramente Yandex, prendendo di mira infrastrutture critiche e causando interruzioni diffuse nei servizi cloud e nei sistemi di pagamento. L'incidente, avvenuto in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, ha trasformato le infrastrutture digitali in bersagli strategici, sottolineando la vulnerabilità delle reti in scenari di conflitto.
Le informazioni disponibili confermano che tre data center chiave sono stati interessati: Sasovo (8 ottobre), Kaluga (9 ottobre) e Vladimir (11 ottobre). Due delle strutture hanno cessato completamente le operazioni, mentre una terza ha subito un grave degrado delle prestazioni. Fortunatamente, non sono stati segnalati feriti. Yandex, un pilastro dell'infrastruttura internet russa, ha visto i suoi servizi cloud e di pagamento temporaneamente inaccessibili o con prestazioni compromesse, causando disagi significativi per aziende e consumatori.
Al momento degli aggiornamenti, alcuni servizi come Console, API e Container Registry erano disponibili con problemi, mentre altri, come Monium, risultavano ancora offline. La configurazione delle risorse rimanenti è stata descritta come "instabile", operando in "modalità di emergenza", e Yandex ha raccomandato ai clienti di considerare infrastrutture alternative per il disaster recovery.
Parallelamente agli attacchi fisici, emerge la crescente minaccia rappresentata dal malware XWorm. Le indagini più recenti hanno rivelato che il plugin HBrowser di XWorm consente agli attaccanti di ottenere un controllo interattivo delle sessioni browser già autenticate sugli endpoint infetti. Questo permette agli aggressori di operare account senza la necessità di rubare password o superare l'autenticazione multifattoriale (MFA).
Netskope Threat Labs ha monitorato XWorm dal settembre 2024, osservando un aumento esponenziale delle rilevazioni, quadruplicate tra il terzo e il quarto trimestre del 2025 e mantenutesi su livelli elevati. Il rilascio pubblico di una versione crackata del suo builder e del codice sorgente di una versione modificata ha contribuito a questa diffusione.
Il settore dei servizi finanziari rappresenta circa il 35% dei clienti interessati, con attività concentrate in India, Brasile, Italia, Panama e Stati Uniti. Il plugin HBrowser, introdotto dalla versione 6 di XWorm, permette agli operatori di selezionare un browser target e di eseguire input da tastiera e mouse, creando una sessione di navigazione remota interattiva. La comunicazione avviene tramite il canale C2 standard di XWorm, crittografato con AES.
Questa architettura permette agli attaccanti di agire direttamente all'interno del browser della vittima, sfruttando l'accesso già stabilito dall'utente legittimo. Le schede già autenticate diventano disponibili per l'operatore, rendendo di fatto l'MFA irrilevante una volta che l'attaccante ha accesso a una sessione browser attiva.
Oltre al controllo del browser, XWorm ha ampliato le sue funzionalità con moduli per il tracciamento della posizione (bypassando le richieste di permesso), l'accesso al microfono e alla webcam su richiesta. Le nuove versioni del malware hanno aumentato il numero di plugin da 35 a 46, introducendo funzionalità come SteamTokenRecovery, Rootkit e Cmstp-Bypass.
Le nuove fonti mettono in luce anche gravi vulnerabilità in LiteLLM, uno strumento open-source ampiamente utilizzato dalle aziende per connettere le proprie applicazioni AI a provider come OpenAI, Google e Anthropic. Con quasi 100.000 download mensili, LiteLLM è un componente cruciale per la gestione delle interazioni con i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM).
Due vulnerabilità, tracciate come CVE-2026-35029 e CVE-2026-59823, potrebbero consentire a qualsiasi utente di ottenere l'accesso amministrativo al gateway LLM. I ricercatori di Check Point hanno avvertito che ciò potrebbe portare a un completo takeover del sistema, con accesso ai file, furto di credenziali e esecuzione remota di codice.
La vulnerabilità CVE-2026-35029, dovuta a un controllo di autorizzazione mancante, permette di modificare la configurazione runtime, portando potenzialmente al takeover del sistema e all'esecuzione remota di codice tramite moduli Python malevoli. La CVE-2026-59823, invece, sfrutta la server-side request forgery (SSRF) per reindirizzare le richieste in uscita del gateway, esponendo le chiavi API dei provider AI.
Queste vulnerabilità interessano le versioni di LiteLLM precedenti alla 1.83.9. Check Point ha segnalato le falle a LiteLLM, che ha rilasciato la versione 1.83.9 e successive per correggerle. Gli utenti sono fortemente esortati ad aggiornare i propri sistemi.
Gli esperti sottolineano che la centralizzazione dell'accesso AI rende questi gateway obiettivi particolarmente preziosi. La mancata attenzione ai fondamentali di sicurezza nell'adozione accelerata dell'ecosistema AI è un trend preoccupante.
Per proteggersi, oltre all'aggiornamento di LiteLLM, si raccomanda di rivedere gli accessi al gateway, ruotare le chiavi API in caso di sospetto accesso non autorizzato, verificare le autorizzazioni degli utenti e includere i gateway LLM nelle valutazioni di sicurezza e nei test di penetrazione.
La combinazione di attacchi fisici a infrastrutture critiche come quelle di Yandex e l'emergere di vulnerabilità sofisticate in strumenti come XWorm e LiteLLM evidenzia la crescente complessità del panorama delle minacce informatiche. La dipendenza da un numero limitato di fornitori e la centralizzazione dei dati creano punti di vulnerabilità sfruttabili. Questo evento serve da monito per tutte le organizzazioni, sottolineando l'urgenza di rafforzare le difese, migliorare la sicurezza fisica dei data center, diversificare le infrastrutture cloud e adottare un approccio alla sicurezza a più livelli che vada oltre la protezione delle sole credenziali.
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