
Le passkey continuano la loro ascesa come metodo di autenticazione sicuro, mentre una vulnerabilità critica in PAN-OS di Palo Alto Networks richiede un'azione immediata per proteggere le infrastrutture aziendali.
Il panorama della sicurezza digitale è in costante evoluzione, con nuove tecnologie che emergono per rafforzare le difese e, contemporaneamente, minacce sempre più sofisticate che cercano di aggirarle. In questo contesto, due sviluppi recenti meritano particolare attenzione: la crescente adozione delle passkey come alternativa alle password tradizionali e la scoperta di una vulnerabilità critica nel software PAN-OS di Palo Alto Networks.
Le passkey, un'innovativa tecnologia di autenticazione che promette maggiore sicurezza e semplicità rispetto alle password tradizionali, continuano la loro ascesa nel panorama digitale. Un recente studio di Dashlane, basato sull'analisi di milioni di accessi anonimizzati, ha evidenziato un quasi raddoppio delle autenticazioni tramite passkey nell'ultimo anno, raggiungendo quota 2,5 milioni mensili. Parallelamente, la percentuale di utenti che possiede almeno una passkey è salita dal 40% al 57%. Nonostante questa crescita incoraggiante, le passkey rappresentano ancora una frazione minoritaria degli accessi su piattaforme di rilievo come Google, PayPal, Amazon e eBay, indicando che l'adozione su larga scala è ancora un obiettivo lontano.
Le passkey offrono vantaggi significativi in termini di sicurezza. La loro natura intrinsecamente resistente al phishing elimina i rischi associati a password deboli, facilmente indovinabili o compromesse. L'autenticazione si basa su metodi sicuri come il PIN del dispositivo o dati biometrici (riconoscimento facciale o impronta digitale). Inoltre, le passkey sono legate crittograficamente ai siti web legittimi, impedendo che, anche in caso di violazione di un servizio, gli attaccanti possano ottenere la chiave privata dell'utente, che rimane protetta sul suo dispositivo. Per queste ragioni, organizzazioni come Report Fraud le raccomandano come strumento efficace contro gli attacchi di account takeover.
Per le aziende, l'adozione delle passkey si traduce in una protezione rafforzata dei dati sensibili e dei sistemi, oltre a una potenziale riduzione dei costi e del carico di lavoro per il supporto IT legato alla gestione delle password. Il rapporto di Dashlane evidenzia anche un aumento delle applicazioni che supportano le passkey, con HubSpot e Cisco Duo in testa per volume di autenticazioni. Si sono aggiunti anche servizi di gestione HR e paghe come isolved HCM e BambooHR, oltre a piattaforme cloud come AWS e Dropbox.
La sfida principale rimane però quella di colmare il divario tra il supporto tecnico e l'effettiva adozione da parte degli utenti. Dashlane suggerisce quattro strategie per accelerare questo processo: rendere le passkey più visibili e integrate nei flussi di lavoro, promuoverle come alternativa più rapida alle password, disincentivare gradualmente metodi meno sicuri e, infine, imporre l'uso delle passkey. Attualmente, poche applicazioni obbligano all'uso delle passkey, con l'eccezione notevole della giapponese LY Corporation, che ha fissato una scadenza nella primavera del 2027 per gli utenti di Yahoo Japan. Christophe Frenet, Chief Product Officer di Dashlane, sottolinea l'importanza di passare da un'adozione "soft" a un'imposizione del cambiamento, affinché le passkey diventino il metodo di autenticazione predefinito.
Nel frattempo, il panorama della sicurezza informatica è stato scosso dalla scoperta di una vulnerabilità critica nel software PAN-OS di Palo Alto Networks, tracciata come CVE-2026-0322. Questa falla, che consente l'esecuzione remota di codice (RCE) nell'interfaccia di gestione, è già stata attivamente sfruttata da attori malevoli. Palo Alto Networks ha avvertito che gli attaccanti stanno sfruttando questa falla di elevata gravità. La vulnerabilità è una debolezza di code injection (classificata come CWE-94 e CAPEC-242) che permette a un attaccante autenticato con accesso di rete di eseguire codice arbitrario con privilegi di root sul firewall. Il problema interessa i firewall PA-Series e VM-Series, nonché le piattaforme Panorama (virtuali e M-Series). Le soluzioni Cloud NGFW e Prisma Access non sono invece interessate.
La gravità della vulnerabilità è sottolineata dal punteggio CVSS di 8.6, che può raggiungere 8.5 se l'accesso è limitato a una rete adiacente. Entrambi i vettori richiedono privilegi elevati e nessuna interazione da parte dell'utente. La società ha specificato che non è necessaria una configurazione speciale per sfruttare la falla, ma il rischio è massimo quando l'interfaccia di gestione è raggiungibile da indirizzi IP esterni. Il rischio è notevolmente ridotto se l'accesso è limitato a IP interni fidati, come raccomandato dalle linee guida di distribuzione.
Palo Alto Networks ha confermato di aver osservato "un'attività di sfruttamento molto limitata", ma ha sottolineato che il codice di exploit è attivo. Poiché lo sfruttamento richiede autenticazione, gli attaccanti necessitano probabilmente di credenziali rubate, deboli o di un bypass dell'autenticazione separato, rendendo un'interfaccia di gestione esposta su Internet particolarmente pericolosa. La società ha identificato alcuni indirizzi IP, geolocalizzati negli Stati Uniti, associati ai tentativi di exploit.
Palo Alto Networks ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per diverse versioni di PAN-OS, tra cui le versioni >= 12.2.4, >= 12.1.4-h12, >= 11.2.4-h22, >= 11.1.4-h37 e >= 10.2.7-h38, con ulteriori patch previste. Per le versioni più vecchie di PAN-OS non più supportate, non esistono patch; è quindi necessario migrare a una versione supportata e corretta. Attualmente, non esistono soluzioni alternative (workaround) per questa vulnerabilità.
I clienti con un abbonamento Threat Prevention possono ottenere una copertura limitata abilitando i Threat ID 510046 e 510047 (con versioni di contenuto specifiche). Tuttavia, queste firme funzionano solo se gli amministratori instradano il traffico della porta MGT in ingresso attraverso una porta data-plane (DP), decifrano il traffico in ingresso verso l'interfaccia di gestione e abilitano la prevenzione delle minacce sul traffico in ingresso ai servizi di gestione. Le firme Threat ID richiedono la decrittografia SSL per funzionare.
Le azioni raccomandate includono il blocco immediato dell'accesso Internet all'interfaccia di gestione, consentendo solo IP interni fidati o un jump box protetto, l'applicazione prioritaria delle patch ai firewall e agli appliance Panorama interessati, la rotazione delle credenziali di amministratore e la revisione degli account per individuare aggiunte non autorizzate. È inoltre consigliabile rivedere i log di gestione per individuare accessi insoliti, modifiche alla configurazione o processi inaspettati, trattando qualsiasi dispositivo esposto come potenzialmente compromesso fino a verifica.
La U.S. Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) ha aggiunto la CVE-2026-0322 al suo catalogo di Vulnerabilità Sfruttate Note (KEV), imponendo alle agenzie del Federal Civilian Executive Branch (FCEB) di dare priorità all'applicazione delle patch entro il 17 ottobre 2026. Questo evento sottolinea l'importanza critica di mantenere aggiornati i sistemi di sicurezza per proteggersi da minacce attive e in continua evoluzione.
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