
Un'indagine precedente aveva rivelato un attacco a una banca europea, ora nuove minacce emergono con l'infostealer Aoki che prende di mira le credenziali degli assistenti AI, evidenziando un'evoluzione nel panorama delle minacce.
Una recente indagine condotta da Unit 42 di Palo Alto Networks aveva messo in luce un sofisticato attacco informatico ai danni di una banca europea, un'intrusione sventata solo dopo mesi di attività malevola. L'attacco è stato reso possibile da una combinazione di credenziali compromesse e una VPN gestita da terze parti con una configurazione di sicurezza inadeguata.
L'intrusione iniziale era iniziata con l'acquisizione di credenziali valide, sebbene le modalità precise di ottenimento non fossero state specificate. Gli aggressori avevano quindi sfruttato una gateway VPN esterna, gestita da un fornitore terzo, la cui autenticazione presentava debolezze, permettendo loro di accedere alla rete interna della banca. Una volta superato questo perimetro, gli attaccanti avevano avviato una fase di ricognizione estesa, mappando l'ambiente attraverso scansioni di rete e host su migliaia di sistemi.
Nei mesi successivi, gli aggressori avevano tentato diverse campagne di indovinamento password (brute-force) contro sistemi interni, mirando in particolare agli account amministrativi. Avevano anche navigato nella documentazione interna e nelle condivisioni dati, accedendo a informazioni operative sensibili. Il tentativo di escalation finale è stato bloccato quando gli aggressori hanno cercato di sfruttare una vulnerabilità di esecuzione di codice remoto (RCE) su un server WSUS (Windows Server Update Services). La piattaforma Cortex XDR di Palo Alto Networks ha rilevato e contenuto la minaccia prima che potesse avere successo.
L'indagine di Unit 42 aveva sottolineato come la falla principale fosse una mancanza di controlli di sicurezza fondamentali, piuttosto che tecniche di sfruttamento avanzate. La banca, a seguito dell'incidente, aveva rivisto le proprie procedure di sicurezza, ruotato le credenziali compromesse e potenziato le soluzioni di sicurezza. L'episodio aveva ribadito l'importanza di un controllo rigoroso degli accessi perimetrali, anche quando la gestione è esternalizzata.
Questo caso si allineava con le scoperte del Global Incident Response Report di Unit 42, che indicava come le debolezze nell'identità digitale fossero coinvolte in quasi il 90% delle indagini di sicurezza. Le raccomandazioni chiave includevano l'adozione di autenticazione a più fattori (MFA) resistente al phishing, la riduzione dei privilegi amministrativi permanenti e controlli di sessione robusti.
In un'evoluzione preoccupante del panorama delle minacce, nuove versioni dell'infostealer Aoki sono state identificate mentre prendono di mira specificamente i file di credenziali e sessione utilizzati dai popolari assistenti di codifica basati sull'intelligenza artificiale. Questo rappresenta un cambiamento significativo rispetto alle versioni precedenti di Aoki, che si concentravano principalmente su dati di browser, wallet di criptovalute e gestori di password.
La nuova variante di Aoki è ora in grado di accedere a API key e token da una serie di assistenti AI, tra cui Claude di Anthropic, Codex di OpenAI, Cursor di SpaceX e Gemini di Google. Secondo un recente rapporto di Symantec, queste informazioni possono consentire a un attore malevolo di compiere attività dannose sotto l'identità e la quota API di uno sviluppatore legittimo, bypassando le salvaguardie che presumono che le richieste provengano da un utente fidato.
Inoltre, i token rubati possono esporre repository collegati, servizi cloud e pipeline di integrazione e distribuzione continua (CI/CD) associate all'account compromesso. La versione più recente dello stealer, individuata dal Threat Hunter Team di Symantec, ha preso di mira file specifici come .claude.json, cookie desktop di Claude, cookie di ChatGPT, e file di configurazione di Codex (config.toml e .env). Sono stati rubati anche token per GitHub Copilot, Cursor, Gemini, JetBrains AI Assistant e Kiro, oltre a credenziali Amazon Web Services (AWS).
I ricercatori di Symantec sottolineano che lo sviluppo di Aoki suggerisce che le credenziali AI sono ora considerate preziose quanto i dati delle carte di pagamento e i wallet di criptovalute per gli attori delle minacce. Similmente ai dati delle carte, una chiave AI rubata può essere monetizzata direttamente, tramite rivendita o sfruttando l'account della vittima per generare costi di utilizzo (una pratica nota come LLMjacking). A differenza dei dati delle carte, può anche fornire all'attaccante un percorso verso l'ambiente più ampio dello sviluppatore.
Symantec non ha collegato Aoki a gruppi di minaccia specifici né ad altre famiglie di malware esistenti. Tuttavia, il resto della lista di obiettivi dello stealer, che include un focus su wallet ed estensioni legati alle criptovalute, indica che gli aggressori sono motivati finanziariamente. L'infostealer Aoki è descritto come uno strumento relativamente nuovo e ancora in fase di sviluppo attivo, le cui capacità continuano ad espandersi.
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