
L'evoluzione del pentesting con l'IA solleva nuove sfide, come dimostra una recente campagna APT che sfrutta l'AI per attacchi di spear-phishing sofisticati. Si delinea un futuro di sicurezza ibrida.
L'avanzamento tecnologico nel campo della cybersecurity ha portato all'introduzione di agenti di pentesting basati sull'intelligenza artificiale (AI), costringendo le organizzazioni a ripensare le loro strategie di valutazione delle vulnerabilità. Se da un lato l'AI promette una copertura più rapida e approfondita, dall'altro emergono nuove minacce che richiedono un approccio ancora più sofisticato.
I tradizionali pentester umani operano seguendo metodologie consolidate come OWASP o NIST. Queste procedure, basate su check-list dettagliate, garantiscono una copertura standardizzata ma possono limitare la scoperta di vulnerabilità non convenzionali, poiché l'attenzione è focalizzata su scenari noti. La rigidità del processo, pur assicurando una base solida, può portare a trascurare anomalie che sfuggono ai criteri predefiniti.
Al contrario, gli agenti AI, come quelli sviluppati da Intruder, operano con linee guida più ampie e una maggiore libertà esplorativa. Questa flessibilità permette loro di analizzare l'intero codice sorgente, identificando potenziali falle in aree meno battute. Tuttavia, la mancanza di una struttura formale può comportare il rischio di tralasciare alcuni punti di controllo critici, rendendo più complessa la verifica di una copertura completa e sistematica.
I benefici dell'impiego dell'AI nel pentesting sono molteplici:
Tuttavia, persistono delle sfide:
Una recente campagna di spear-phishing, tracciata da Cisco Talos sotto il nome UAT-11985, evidenzia come l'AI stia diventando uno strumento potente anche per gli attori malevoli. Questa campagna, osservata a partire da metà 2026, ha preso di mira individui affiliati a organizzazioni di ricerca taiwanesi, utilizzando esche generate con l'ausilio dell'AI per creare messaggi personalizzati e convincenti. L'obiettivo è dirigere le vittime verso un framework di phishing di tipo adversary-in-the-middle (AitM), progettato per rubare credenziali degli account Google e codici di autenticazione a più fattori (MFA).
L'operazione sfrutta temi di eventi pubblici legittimi e impersona istituzioni accademiche e politiche rispettabili per accreditarsi. Oltre alle email tradizionali, gli attaccanti hanno incorporato tecniche di QR code phishing (quishing), modificando poster di eventi con codici QR malevoli. Questo espande la superficie d'attacco oltre i destinatari diretti delle email, raggiungendo potenzialmente anche chi incontra materiali stampati.
Le email di invito presentano strutture sintattiche quasi identiche, nonostante la varietà di argomenti trattati, suggerendo una produzione di massa da template riutilizzabili piuttosto che una creazione manuale per ogni singolo target. La struttura tipica prevede una descrizione del contesto geopolitico, un elogio personalizzato al destinatario per incentivarne l'interazione, e infine i dettagli logistici dell'evento. Le istituzioni impersonate includono il Taiwan European Union Centre, l'NCCU Institute of International Relations e il Taiwan Research Institute.
Il sito di phishing imita fedelmente un Google Form legittimo, ma il suo scopo è presentare un pop-up che richiede l'accesso all'account Google per completare la registrazione. Questo porta a una pagina fasulla che replica il pannello di login di Google, catturando credenziali e sfide di autenticazione. Il sito fasullo, una replica pixel-perfect, agisce come un proxy AitM, utilizzando JavaScript offuscato per raccogliere ed esfiltrare le informazioni in tempo reale tramite una connessione WebSocket, inoltrandole contemporaneamente ai server di autenticazione legittimi di Google. Questo meccanismo permette agli attaccanti di replicare lo stato di autenticazione di Google in tempo reale, ottenendo il pieno controllo dell'account senza destare sospetti nella vittima.
È emerso che i pannelli di login fasulli supportano solo le localizzazioni cinese semplificata, cinese tradizionale e inglese, basando il rilevamento della regione sulle lingue del browser della vittima, il che suggerisce un targeting specifico di utenti di lingua cinese.
L'azienda Intruder ha sperimentato diverse configurazioni per i propri agenti AI, passando da ruoli strettamente definiti a una completa libertà operativa, fino a un approccio combinato. La soluzione adottata è un modello "semi-guidato", dove gli agenti ricevono un'orientazione generale ma mantengono la flessibilità di esplorare liberamente. Questa strategia ha portato all'identificazione di vulnerabilità complesse, come un bypass di autenticazione che era rimasto inosservato per cinque anni.
L'integrazione dell'AI nel ciclo di sviluppo del software (DevOps) consente l'esecuzione continua di pentest ad ogni rilascio, riducendo drasticamente la finestra di esposizione alle minacce. L'AI non è destinata a sostituire completamente i tester umani, ma piuttosto a fungere da potente strumento di supporto, amplificando la copertura e la velocità delle valutazioni. I team di sicurezza dovranno acquisire nuove competenze per interpretare i risultati generati dall'AI e integrarli con la propria esperienza.
Il confronto tra pentester AI e pentester umani non verte sulla superiorità di uno sull'altro, ma sulla loro sinergia. L'AI offre efficienza e ampiezza, mentre l'intelligenza umana è insostituibile per la valutazione del rischio, l'interpretazione delle implicazioni di una vulnerabilità e la comunicazione efficace. Le organizzazioni che adotteranno una strategia ibrida, combinando la velocità dell'AI con la saggezza umana, saranno meglio preparate ad affrontare il panorama delle minacce in continua evoluzione.
Con il progredire dell'apprendimento automatico, gli agenti AI diventeranno sempre più sofisticati. Tuttavia, la comprensione umana del contesto, la capacità di valutare il rischio e la comunicazione rimarranno competenze fondamentali e insostituibili nel campo della sicurezza informatica.
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