
Ricercatori di sicurezza hanno presentato un jailbreak 'untethered' su iOS 27.0.1, capace di sopravvivere ai riavvii. La dimostrazione, avvenuta alla conferenza Hexacon, solleva interrogativi sulla sicurezza dei dispositivi Apple più recenti.
Ricercatori di sicurezza del team Calif (Calif.io) hanno recentemente stupito la comunità della sicurezza informatica presentando una dimostrazione di un jailbreak untethered funzionante su iOS 27.0.1, installato su un iPhone 18 Pro. L'evento si è tenuto il 16 ottobre 2026 alla conferenza sulla sicurezza offensiva Hexacon 2026, tenutasi a Parigi.
Ciò che rende questa dimostrazione particolarmente significativa è la natura 'untethered' del jailbreak. A differenza dei jailbreak 'tethered', che richiedono una connessione a un computer per essere riattivati dopo ogni riavvio del dispositivo, un jailbreak untethered persiste anche dopo un completo spegnimento e riaccensione. Questo tipo di exploit è considerato il più complesso da realizzare sui moderni dispositivi Apple, poiché richiede di aggirare i meccanismi di verifica del codice eseguiti all'avvio dal sistema operativo.
Durante la presentazione, i ricercatori hanno mostrato come l'iPhone 18 Pro, dopo essere stato riavviato, raggiungesse la schermata di blocco e potesse essere sbloccato tramite passcode. Successivamente, il jailbreak si è ripristinato autonomamente, senza la necessità di collegare il dispositivo a un computer. La dimostrazione ha incluso anche l'accesso tramite SSH (Secure Shell) alla porta 2222, ottenendo un accesso root (uid=0), confermando così il pieno controllo del sistema operativo.
Ottenere un accesso root su un iPhone con le versioni più recenti di iOS solitamente richiede una complessa catena di vulnerabilità. Gli attaccanti devono riuscire a evadere la sandbox delle applicazioni, compromettere il kernel (il nucleo del sistema operativo) e superare le difese hardware come i Pointer Authentication Codes (PAC), progettati per prevenire l'esecuzione di codice non autorizzato. La persistenza del jailbreak attraverso i riavvii aggiunge un ulteriore livello di difficoltà, dato che Apple implementa rigorosi controlli di integrità del software all'avvio.
La dimostrazione di Calif arriva in un momento interessante. Apple ha rilasciato iOS 27 a settembre, includendo correzioni per oltre 120 vulnerabilità, di cui 20 nel kernel. Prima di questa presentazione, società come Cellebrite avevano suggerito che iOS 27 fosse estremamente difficile da jailbreakare su hardware recente, e che non esistessero jailbreak pubblici affidabili per versioni superiori a iOS 18. La dimostrazione di Calif sembra quindi sfidare queste affermazioni.
Ricerca precedente su iOS 27, come l'exploit usbliter8 SecureROM, era riuscita a eseguire un jailbreak su versioni beta di iOS 27 (specificamente iOS 27.0 beta 2) su iPhone 11 Pro. Tuttavia, tali exploit richiedevano accesso fisico, modalità DFU (Device Firmware Update) e hardware USB specializzato. Inoltre, compromettevano funzionalità critiche come il Secure Enclave Processor (SEP), il Wi-Fi e il baseband. Il jailbreak dimostrato da Calif si distingue per l'utilizzo dell'hardware Apple più recente e dell'ultima versione pubblica di iOS, senza apparenti compromissioni di funzionalità base.
Al momento, Calif non ha reso noti i dettagli specifici delle vulnerabilità sfruttate, né sono stati assegnati codici CVE (Common Vulnerabilities and Exposures) o rilasciati strumenti pubblici. Questo lascia aperte diverse domande: la catena di exploit si basa su un insieme di bug singolarmente patchabili o su falle più profonde nel sistema? Fino a quando Calif non condividerà i dettagli con Apple e verranno rilasciate le relative correzioni, l'effettivo impatto e la portata dell'exploit rimangono incerti.
Sebbene il rischio immediato per la maggior parte degli utenti sia basso, data la non disponibilità pubblica dello strumento, la preoccupazione è più ampia. Le stesse tecniche di exploit utilizzate per il jailbreak sono spesso impiegate da fornitori di spyware e attori malevoli. Pertanto, la comunità della sicurezza consiglia alcune precauzioni:
La dimostrazione di Calif rappresenta un importante progresso nel campo del jailbreaking e solleva interrogativi sulla continua corsa agli armamenti tra sviluppatori di exploit e produttori di sistemi operativi, con implicazioni significative per la sicurezza dei dispositivi mobili.
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