
Un recente report evidenzia come quasi un terzo delle organizzazioni globali abbia subito attacchi informatici nell'ultimo anno, con costi medi elevati e significative ripercussioni operative e sul personale.
Le organizzazioni di tutto il mondo continuano a fronteggiare una crescente minaccia informatica, con quasi un terzo (il 29%) che ha registrato almeno un attacco informatico riuscito negli ultimi dodici mesi. Questo dato, emerso dal Hiscox Cyber Readiness Report 2026, sottolinea l'impatto considerevole che tali incidenti hanno non solo sul piano finanziario, ma anche su quello operativo e umano.
Il report, basato su un sondaggio condotto su 6800 decisori in materia di sicurezza in Regno Unito, Europa e Stati Uniti, rivela che le aziende colpite hanno mediamente subito quattro incidenti nel periodo considerato. Le imprese con sede nel Regno Unito sono risultate le più esposte, con il 38% che ha segnalato attacchi riusciti, mentre quelle statunitensi hanno mostrato una minore incidenza (20%).
I costi medi associati a un incidente informatico si aggirano intorno ai 52.000 dollari a livello globale. Tuttavia, l'Italia emerge con i costi medi più elevati per singolo incidente, attestandosi a circa 134.138 dollari. Oltre all'esborso monetario diretto, gli attacchi informatici generano significative interruzioni operative. Il tempo medio di inattività (downtime) registrato a livello globale è stato di 32,8 ore per incidente.
Le conseguenze degli attacchi si estendono anche alle prospettive di crescita e sviluppo strategico delle aziende. Tra le organizzazioni vittime di cyber attacchi:
Il report Hiscox pone un'enfasi particolare sull'impatto umano degli incidenti informatici. Oltre due terzi (il 69%) delle vittime ha segnalato un aumento del burnout tra i dipendenti, livelli elevati di stress o una cultura lavorativa tossica a seguito di un attacco.
Keven Knight, CEO di Talion Cyber Security, ha definito questi risultati un "campanello d'allarme" per i leader aziendali, sottolineando come il downtime non si limiti all'impossibilità di accedere ai sistemi, ma comporti una disruption dei servizi, un ostacolo per i dipendenti nello svolgimento delle loro mansioni e, soprattutto, un danno per i clienti impossibilitati ad accedere ai beni o servizi offerti.
Di fronte a queste sfide, le aziende stanno investendo significativamente per rafforzare la propria resilienza informatica. La spesa media annua per questo scopo si aggira intorno ai 51.000 dollari. Gli investimenti si concentrano principalmente sull'aggiornamento della formazione sulla cybersecurity per i dipendenti (62%), sull'assunzione di personale aggiuntivo specializzato in sicurezza informatica (55%) e sull'acquisizione di nuovi software e strumenti (51%).
È interessante notare come il 32% degli intervistati abbia dichiarato che la retribuzione dei dirigenti o le metriche di performance aziendale sono ora direttamente collegate ai risultati ottenuti in termini di sicurezza informatica.
Il report evidenzia anche come le aziende stiano affrontando la crescente integrazione dell'intelligenza artificiale (AI) nei loro ambienti operativi. Vengono adottate misure per migliorare la sicurezza degli strumenti AI, tra cui:
Hiscox sottolinea che le aziende sono più preoccupate dai rischi pratici e attuali legati all'AI, come la corruzione dei dati di addestramento, la vulnerabilità degli strumenti di terze parti e la ridotta supervisione umana, piuttosto che da scenari futuri ipotetici.
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