
Un nuovo report di HYPR rivela che i candidati fraudolenti ottengono spesso credenziali aziendali e accesso alla rete prima di essere scoperti, esponendo le organizzazioni a rischi significativi. La maggior parte delle frodi viene rilevata solo giorni o settimane dopo l'assunzione.
Le organizzazioni si trovano ad affrontare una minaccia crescente e insidiosa: le assunzioni fraudolente. Un recente studio condotto da HYPR evidenzia come candidati ingannevoli riescano a superare i controlli pre-assunzione, ottenendo accesso a dati sensibili e infrastrutture critiche prima ancora che la loro vera natura venga svelata. Questo fenomeno espone le aziende a rischi di sicurezza considerevoli, poiché gli impostori possono operare indisturbati per giorni, se non settimane.
Secondo il rapporto, in ben il 42% dei casi, i candidati fraudolenti riescono a farsi assumere, ricevendo credenziali aziendali e accesso alla rete interna. Solo una piccola percentuale (3%) viene individuata il giorno stesso dell'assunzione ufficiale. La maggior parte delle scoperte avviene successivamente: il 32% entro uno o tre giorni, il 45% tra quattro e sei giorni, e un preoccupante 20% rimane inosservato fino a tre settimane. Ciò si traduce in una media di quasi sei giorni di accesso non monitorato alle reti aziendali, un lasso di tempo sufficiente per causare danni significativi.
La portata del problema è vasta. Quasi la totalità (98%) dei 500 dirigenti HR intervistati negli Stati Uniti ha dichiarato di aver già incontrato casi di frode nelle assunzioni. Inoltre, l'89% degli intervistati ha manifestato una crescente preoccupazione per questo tipo di frodi negli ultimi due anni. Bojan Simic, CEO e co-fondatore di HYPR, sottolinea come gli avversari non abbiano più necessariamente bisogno di violare una rete dall'esterno quando possono superare un colloquio remoto e ricevere direttamente dall'IT le credenziali autentiche.
Quando le frodi vengono effettivamente individuate durante il processo di assunzione, nella maggior parte dei casi (68%), è l'istinto umano a fare la differenza. I punti di controllo più comuni prima dell'assunzione includono lo screening (52%), i colloqui (45%) e le valutazioni tecniche (41%), seguiti dall'onboarding (42%). Tuttavia, HYPR critica questi processi, definendoli "un insieme di controlli disconnessi che operano in silos" piuttosto che un vero e proprio "imbuto di sicurezza". La mancanza di un'affidabilità in ogni singola fase fa sì che il superamento di un controllo preliminare non garantisca affatto l'autenticità dell'identità.
Un'altra criticità emersa dallo studio riguarda la chiara attribuzione delle responsabilità. Circa la metà (53%) dei dirigenti HR si assume la responsabilità del rischio legato all'identità del candidato prima che un'offerta venga accettata. Tuttavia, solo una minoranza attribuisce tale responsabilità ai team di acquisizione talenti (19%), compliance/legale (10%), sicurezza (10%) o IT (7%). Questo suggerisce che molte organizzazioni operano con l'assunto che i dipartimenti IT e di sicurezza si occupino del rischio legato all'identità dei candidati solo dopo l'assunzione.
Questi risultati giungono in un momento particolarmente sensibile, in concomitanza con il National Insider Threat Awareness Month. L'Agenzia per la cybersicurezza e la sicurezza delle infrastrutture degli Stati Uniti (CISA) ha recentemente aggiornato la sua guida sulla mitigazione delle minacce interne, evidenziando come attori malevoli stiano sfruttando strumenti di intelligenza artificiale per facilitare le proprie candidature a posizioni IT remote, al fine di ottenere accessi privilegiati alle aziende. Questa tattica è stata ampiamente utilizzata da attori legati alla Corea del Nord per infiltrarsi in aziende occidentali, con scopi che vanno dal furto di dati all'estorsione.
Nonostante queste minacce note, il report HYPR rivela che circa il 60% dei budget destinati alla verifica dell'identità e all'autenticazione a più fattori viene autorizzato solo in modo reattivo, ovvero dopo che si è verificato un incidente di sicurezza. Questo approccio proattivo è fondamentale per contrastare efficacemente le frodi nelle assunzioni e mitigare i rischi associati all'accesso non autorizzato alle reti aziendali.
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