
Secondo un report di IANS, l'Intelligenza Artificiale è la principale destinazione dei nuovi budget di cybersecurity per il 2026, con la maggior parte dei CISO che prevede un aumento della spesa in questo settore. Nonostante ciò, i budget complessivi rimangono stabili o in calo per molte organizzazioni.
L'Intelligenza Artificiale (AI) si afferma come la priorità assoluta per i nuovi investimenti nel settore della cybersecurity. Un'indagine condotta da IANS, società di ricerca e consulenza, rivela che circa un quarto dei Chief Information Security Officer (CISO) negli Stati Uniti intende incrementare significativamente la propria spesa in questo ambito nel prossimo anno. Il report, basato su interviste a 500 dirigenti della sicurezza, evidenzia come l'AI sia l'area di maggiore interesse per l'allocazione di budget incrementali, citata dal 69% degli intervistati. Questo dato potrebbe essere ancora più elevato, considerando che altre categorie come l'automazione delle operazioni di sicurezza (SecOps) e il miglioramento della gestione delle identità e degli accessi (IAM) sono aree in cui l'AI è già matura e integrata.
L'incremento della spesa in software, spinto in parte dall'adozione dell'AI, ha portato questa categoria a rappresentare il 35% del budget di sicurezza nel 2026, in aumento rispetto al 29% dell'anno precedente. Il software si posiziona così a soli due punti percentuali di distanza da "personale e compensi", il divario più ridotto mai registrato.
Contrariamente ai timori di una potenziale minaccia per i posti di lavoro nel settore, l'AI sembra destinata a supportare il mercato. Oltre due terzi (69%) dei CISO non prevedono riduzioni del personale esistente a causa dell'AI, e l'81% anticipa che questa tecnologia creerà nuove opportunità professionali e richiederà nuove competenze. Una schiacciante maggioranza di intervistati ha confermato che l'AI sta migliorando la produttività dei team (91%), generando la necessità di nuovi ruoli (81%) e permettendo il riallocamento delle risorse verso attività a maggior valore aggiunto (79%).
Nonostante l'impennata degli investimenti nell'AI, il quadro generale dei budget di sicurezza presenta sfumature diverse. La crescita mediana dei budget è rimasta sostanzialmente piatta. Infatti, oltre la metà degli intervistati (55%) ha mantenuto i budget invariati o ha addirittura effettuato tagli, risentendo delle condizioni economiche sfavorevoli. Questo dato segna il secondo anno consecutivo in cui IANS registra una maggioranza di aziende con una crescita dei budget piatta o negativa.
Il report sottolinea come due fattori organizzativi siano cruciali per la crescita del budget: la struttura proprietaria, che influenza la propensione all'investimento in sicurezza, e la performance finanziaria, che determina la disponibilità attuale di risorse per agire su tale propensione. In questo contesto, il 71% delle aziende supportate da venture capital ha aumentato i propri budget di sicurezza, spesso di oltre il 10%. Tuttavia, la percentuale scende al 52% per le società quotate in borsa.
Nonostante il crescente investimento nell'AI, gli esperti ribadiscono l'importanza fondamentale del fattore umano. Steve Martano, membro del corpo docente di IANS e partner presso Artico Search, evidenzia come le funzioni di sicurezza necessitino ancora di professionisti per "individuare anomalie, elevare le minacce rilevanti e prendere decisioni critiche".
Le organizzazioni che sapranno allineare gli investimenti in sicurezza basati sull'AI con gli obiettivi di business generali, stabilire una governance chiara e investire nello sviluppo di nuove competenze saranno meglio posizionate per gestire i rischi e, al contempo, favorire l'innovazione. L'AI rappresenta uno strumento potente, ma la sua efficacia e la sua integrazione sicura dipendono ancora in larga misura dalla supervisione e dall'esperienza umana.
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