
L'app di incontri LGBTQ Grindr ha raggiunto un accordo extragiudiziale nel Regno Unito per risolvere accuse di trattamento illecito di dati sensibili degli utenti. L'accordo, del valore di 26 milioni di sterline, non ammette responsabilità ma chiude una class action legata a pratiche risalenti a prima del 2020.
Grindr, popolare applicazione di incontri per la comunità LGBTQ+, ha accettato di pagare una somma considerevole per chiudere una class action nel Regno Unito, riguardante presunte violazioni della privacy dei dati degli utenti. L'accordo, del valore di 26 milioni di sterline (circa 35,2 milioni di dollari), è stato raggiunto e reso noto a seguito di accuse secondo cui l'azienda avrebbe gestito in modo improprio informazioni personali sensibili prima del 2020.
La causa legale, avviata dallo studio legale Austen Hays presso l'Alta Corte d'Inghilterra e Galles nell'aprile 2024, sosteneva che Grindr avesse condiviso dati personali altamente sensibili con terze parti senza aver ottenuto un consenso adeguato. Le informazioni in questione includevano, secondo le accuse, lo stato sierologico HIV, la data dell'ultimo test, l'uso della PrEP (profilassi pre-esposizione all'HIV), dati etnici e informazioni relative alla vita sessuale o all'orientamento sessuale degli utenti. L'azione legale copriva gli utenti della versione gratuita dell'app nel periodo compreso tra il 2016 e il 2020.
È importante sottolineare che l'accordo raggiunto non contiene alcuna ammissione di colpa o responsabilità da parte di Grindr, la quale continua a contestare le accuse. L'azienda si è impegnata a effettuare il pagamento in due rate: 13 milioni di sterline entro il 31 dicembre 2026 e ulteriori 13 milioni entro il 31 marzo 2027.
Le pratiche contestate risalgono a un periodo in cui Grindr era sotto il controllo del conglomerato cinese Kunlun. Nel 2018, Grindr aveva già ammesso di aver condiviso dati sullo stato HIV con due fornitori di analisi, Apptimize e Localytics. Questa condivisione cessò dopo che ricercatori norvegesi ne rivelarono l'esistenza. La legge britannica sulla protezione dei dati conferisce una protezione speciale a categorie di dati come lo stato di salute, la vita sessuale e l'orientamento sessuale, rendendo la loro condivisione illecita particolarmente esposta a conseguenze normative e civili.
Grindr ha riconosciuto il disagio e la perdita di fiducia espressi da alcuni utenti britannici in relazione alle pratiche pre-2020, pur mantenendo la propria posizione di disconoscimento delle accuse.
La class action rappresenta circa 12.000 persone. Sebbene il metodo di distribuzione dei fondi non sia stato ancora confermato, una divisione equa comporterebbe un risarcimento medio di circa 2.167 sterline per ciascun partecipante.
L'azienda ha dichiarato di essere passata sotto nuova proprietà nel 2020 e di aver da allora riformato il proprio programma di privacy, presentandosi come uno spazio sicuro impegnato nella trasparenza e nel controllo da parte degli utenti. Questo non è il primo intoppo normativo per Grindr riguardo alla gestione dei dati. L'autorità norvegese per la protezione dei dati aveva multato l'app per 6,5 milioni di euro nel 2021 per aver condiviso dati degli utenti a fini di pubblicità comportamentale senza una base legale valida. Tale decisione è stata confermata anche in appello nel 2024. Inoltre, nel luglio 2022, l'Ufficio del Garante per l'Informazione (ICO) del Regno Unito aveva emesso un richiamo nei confronti di Grindr per non aver fornito agli utenti britannici informazioni sulla privacy chiare ed efficaci.
Questo patteggiamento evidenzia l'importanza della conformità normativa in materia di protezione dei dati, specialmente quando si trattano informazioni sensibili. Le aziende devono garantire che le loro pratiche di raccolta, elaborazione e condivisione dei dati siano non solo trasparenti ma anche pienamente conformi alle leggi vigenti, per evitare costose azioni legali e danni reputazionali.
Contenuto generato automaticamente da intelligenza artificiale a partire da fonti pubbliche. Non garantiamo l'accuratezza assoluta delle informazioni: consulta sempre la fonte originale. I diritti sui contenuti originali appartengono ai rispettivi editori.