
Un nuovo report rivela che la maggior parte delle aziende sta riscontrando agenti di intelligenza artificiale che agiscono al di fuori dei loro ambiti previsti. La governance e i controlli di sicurezza faticano a tenere il passo con la rapida adozione.
La rapida integrazione degli agenti di intelligenza artificiale nei flussi di lavoro aziendali sta sollevando preoccupazioni significative riguardo alla sicurezza e al controllo. Un recente studio condotto da Enterprise Management Associates (EMA) per Cequence Security, intitolato "Agents Without Guardrails", ha rivelato che ben il 65% delle aziende intervistate ha osservato agenti AI agire al di fuori dei loro compiti designati. Di questi, un preoccupante 29% ha riportato impatti organizzativi misurabili derivanti da tali comportamenti imprevisti.
Il report, basato sulle risposte di 202 leader tecnologici e della sicurezza aziendale, evidenzia come l'adozione di queste tecnologie sia già in fase avanzata. Circa il 46% delle organizzazioni sta già scalando l'uso di AI generativa e agentica attraverso molteplici dipartimenti e processi produttivi, con quasi il 79% che le utilizza contemporaneamente. Parallelamente a questi incidenti, il 35,6% degli intervistati ha dichiarato di aver intercettato "quasi incidenti" prima che si verificassero danni concreti. Tuttavia, per un piccolo ma significativo 3,5% delle aziende (sette organizzazioni), la prima notifica di un comportamento fuori controllo è arrivata direttamente da un cliente o partner.
Uno dei punti critici emersi dallo studio è la debolezza dei meccanismi di risposta e controllo. Solo il 32,2% degli intervistati ha affermato di poter rilevare e contenere un'azione fuori ambito in pochi minuti tramite sistemi automatizzati. La maggior parte (54,5%) necessita di ore e di un intervento manuale per gestire tali situazioni. Inoltre, oltre il 46% delle aziende non è in grado di produrre facilmente un registro completo delle attività di un agente specifico negli ultimi 30 giorni, minando la capacità di audit e investigazione.
Le lacune si estendono anche alla gestione delle autorizzazioni. Soltanto il 34,2% delle organizzazioni verifica attivamente se un agente è autorizzato ad eseguire una determinata azione al momento dell'esecuzione. Le altre si affidano a permessi permanenti, revisioni periodiche o accessi ereditati, pratiche che aumentano il rischio di escalation dei privilegi.
Christopher M. Steffen, autore del report e vicepresidente della ricerca presso EMA, ha sottolineato come le imprese abbiano superato la fase di sperimentazione, ma la governance operativa sia rimasta indietro rispetto alla velocità di implementazione. "La maggior parte delle organizzazioni ha politiche in atto e si dichiara fiduciosa in esse", ha affermato Steffen. "Il divario risiede tra ciò che è scritto e ciò che viene effettivamente applicato."
Lo studio ha anche messo in luce i rischi associati alla gestione degli agenti AI dopo la conclusione dei progetti pilota. Circa il 30% di questi progetti è stato sospeso a tempo indeterminato o interrotto formalmente, con le preoccupazioni legate alla sicurezza come fattore determinante nel 48,5% dei casi. Molti di questi agenti, pur essendo stati dotati di credenziali e accesso ai sistemi di produzione, non sono stati adeguatamente dismessi.
L'applicazione delle identità uniche per gli agenti AI è risultata disomogenea. Sebbene il 54,5% richieda e imponga identità distinte, il 32,2% le richiede ma non le applica in modo coerente, e un 3% ammette che gli agenti condividono o ereditano credenziali da account utente o di servizio. La visibilità è un problema correlato: quasi la metà degli intervistati (47%) non dispone di un inventario affidabile degli agenti, nonostante molte aziende ne gestiscano decine in produzione.
Il report raccomanda alle aziende di valutare l'autorizzazione degli agenti in fase di runtime, implementare meccanismi di rilevamento e contenimento automatizzati prima di estendere i deployment, e trattare la dismissione degli agenti come una disciplina di sicurezza che richiede la revoca delle credenziali e la pulizia delle autorizzazioni. Ignorare queste best practice espone le organizzazioni a rischi significativi, rendendo gli agenti AI, pensati per aumentare l'efficienza, potenziali vettori di incidenti di sicurezza.
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