
Il gruppo ransomware Aurora è stato osservato mentre utilizzava "Cursor Agent", uno strumento basato sull'intelligenza artificiale di SpaceX, per automatizzare e migliorare le proprie attività di attacco, inclusa la scansione delle reti delle vittime e l'esecuzione di tecniche di sfruttamento.
Recenti analisi di sicurezza hanno rivelato che il gruppo di ransomware Aurora sta impiegando attivamente l'intelligenza artificiale per ottimizzare le proprie operazioni malevole. In particolare, gli attaccanti hanno sfruttato "Cursor Agent", uno strumento di intelligenza artificiale sviluppato da SpaceX, per automatizzare diverse fasi delle loro campagne di attacco.
Lo studio, condotto dal team di Threat Intelligence di Gambit Security, ha monitorato l'uso di Cursor Agent da parte di Aurora tra l'8 aprile e il 26 maggio 2026. Durante questo periodo, gli attori malevoli hanno utilizzato lo strumento per assistere in una varietà di attività post-compromissione contro almeno dieci vittime. Queste attività spaziavano dalla ricognizione dell'ambiente della vittima all'installazione di software e all'esecuzione di attacchi mirati.
Cursor Agent è progettato per assistere gli sviluppatori di software in compiti complessi di codifica, esecuzione di comandi da terminale e modifica di codice. Tuttavia, gli operatori di Aurora lo hanno riadattato per scopi malevoli. Hanno fornito allo strumento credenziali o un accesso preesistente alla rete della vittima, chiedendogli di eseguire una serie di azioni.
Le istruzioni impartite a Cursor Agent includevano la raccolta di informazioni sull'ambiente della vittima, come ad esempio "dimmi quali diritti ha l'utente". In altri casi, gli attaccanti hanno fornito indicazioni più specifiche, chiedendo all'IA di utilizzare determinati strumenti di sfruttamento o di seguire piani d'attacco predefiniti. Tra le azioni richieste vi erano l'enumerazione del dominio per identificare i privilegi di un utente specifico, l'utilizzo di strumenti come NetExec e BloodHound per la raccolta di informazioni, e la scansione delle subnet interne con Nmap o NetExec.
Cursor Agent è stato anche incaricato di eseguire attività di sfruttamento più dirette. Queste includevano tentativi di attacchi di relay NTLM tramite tecniche come PetitPotam, Coerce Plus e PrinterBug, nonché l'esecuzione di attacchi basati su certificati utilizzando Certipy. Inoltre, l'agente AI è stato utilizzato per installare e configurare client VPN o proxychains, consentendo agli attaccanti di stabilire connessioni persistenti alla rete della vittima.
È importante notare che, secondo i ricercatori, la maggior parte dei comandi non ha avuto successo al primo tentativo. Questo ha richiesto agli attaccanti di affinare e modificare ripetutamente i comandi e gli script. Sebbene alcuni obiettivi siano stati raggiunti, altri tentativi sono falliti, restituendo agli attaccanti solo un resoconto delle operazioni.
Oltre all'uso di Cursor Agent, lo studio di Gambit ha evidenziato un'altra preoccupante evoluzione nelle tattiche di Aurora. Gli operatori del gruppo sono stati osservati mentre utilizzavano una nuova variante di ransomware specificamente progettata per colpire gli ambienti VMware ESXi. Questa variante è in grado di identificare e crittografare i file delle macchine virtuali, saltando i volumi di sistema per garantire che l'hypervisor rimanga avviabile. Questo permette alle vittime di leggere il messaggio di riscatto.
I ricercatori hanno attribuito con media confidenza un secondo cluster di attività a operatori di Aurora, identificando otto organizzazioni vittime in diverse nazioni, tra cui Israele, Germania, Austria, Spagna, Stati Uniti e Argentina. L'attività del ransomware Aurora è monitorata dall'aprile 2026, con il gruppo che gestisce un sito di fuga dati e prende di mira organizzazioni a livello globale.
L'incidente sottolinea la crescente tendenza degli attori di minacce a sfruttare strumenti di intelligenza artificiale per accelerare e migliorare l'efficacia delle loro campagne. Questo rappresenta una sfida significativa per le difese informatiche, poiché l'automazione e l'ottimizzazione delle attività malevole possono ridurre i tempi di attacco e aumentare la complessità del rilevamento e della risposta.
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