
Un nuovo report rivela che la maggior parte degli strumenti di intelligenza artificiale in ambito aziendale manca di supervisione IT, esponendo le organizzazioni a gravi rischi operativi e di sicurezza dei dati.
Il panorama degli agenti di intelligenza artificiale (AI) sta diventando sempre più insidioso dal punto di vista della sicurezza. Una recente analisi condotta da Reco, un'azienda specializzata in sicurezza AI, ha messo in luce una preoccupante realtà: circa l'80% degli strumenti di AI utilizzati nelle grandi imprese opera senza alcun tipo di supervisione da parte dei dipartimenti IT. Questo dato sale a livelli ancora più allarmanti nelle piccole e medie imprese (PMI), dove si stima che per ogni 1000 dipendenti siano presenti ben 414 strumenti non autorizzati.
Ofer Klein, CEO di Reco, ha sottolineato come gli agenti AI siano ormai integrati nei flussi di lavoro quotidiani delle aziende, ma la mancanza di governance IT lasci le organizzazioni esposte a una nuova classe di rischi operativi. Questi agenti, spesso integrati in applicazioni esistenti, possono sfruttare permessi già concessi, autorizzazioni OAuth e accessi ai flussi di lavoro per operare. Questa situazione può generare combinazioni pericolose che espongono dati sensibili e attivano azioni non autorizzate dai proprietari.
La ricerca di Reco ha analizzato 500 server che utilizzano il Model Context Protocol (MCP), un protocollo che collega gli agenti AI a dati e azioni. I risultati sono allarmanti: la metà di questi server consente agli agenti di eseguire comandi shell direttamente. Ciò significa che un semplice attacco di prompt injection potrebbe tradursi in un accesso completo al sistema operativo. Inoltre, oltre l'80% degli agenti analizzati ha la capacità di leggere o scrivere file locali, mentre circa tre quarti possono effettuare chiamate di rete in uscita. Questi strumenti vengono spesso caricati dagli agenti in migliaia, talvolta attraverso marketplace privi di un processo di revisione adeguato. La loro sicurezza intrinseca è spesso carente: poco più di un quarto espone un endpoint di rete anziché funzionare localmente, e la metà di questi non implementa alcuna forma di autenticazione, rendendoli accessibili da remoto con un potenziale impatto a livello di host.
Il quadro si aggrava ulteriormente considerando che quasi due terzi (il 62%) degli agenti combinano in un unico pacchetto la capacità di eseguire comandi, accedere ai file ed effettuare connessioni di rete in uscita. Reco definisce questa combinazione come un toolkit completo per "trovare dati, agire su di essi e spostarli fuori dalla macchina".
Il report ha anche monitorato un numero crescente di vulnerabilità relative agli agenti AI e agli strumenti basati su modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Sono state identificate 637 vulnerabilità, di cui ben 525 sono state rese pubbliche negli ultimi 18 mesi. Tra queste, almeno 111 sono state classificate come critiche, con punteggi CVSS (Common Vulnerability Scoring System) pari o superiori a 9.0. Il tasso medio di divulgazione mensile è passato da meno di cinque nel periodo 2023-2024 a circa 29 a partire da gennaio 2025. Reco avverte che le vulnerabilità vengono scoperte e pubblicate a un ritmo superiore rispetto alla capacità delle organizzazioni di implementare le relative patch di sicurezza.
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