
Una ricerca rivela oltre 9.300 chiavi di accesso AWS ancora attive e pubblicamente esposte, con centinaia di account dotati di privilegi di amministratore totale.
Una recente indagine condotta da Truffle Security ha sollevato serie preoccupazioni riguardo alla sicurezza delle infrastrutture cloud. L'analisi ha identificato oltre 64.000 coppie di chiavi AWS (Amazon Web Services) uniche all'interno di oltre 430.000 reperti pubblici, tra cui cronologie di repository Git, dataset su Hugging Face, immagini Docker e registri di pacchetti. Il dato più allarmante riguarda la persistenza di queste credenziali: ben 9.300 chiavi, individuate in un arco temporale che va dall'agosto 2022 all'agosto 2026, risultano ancora pienamente operative.
Il team di ricerca ha verificato l'autenticità di oltre 10.000 credenziali complete, scoprendo che l'88% di esse è ancora in grado di autenticarsi correttamente sui sistemi AWS. Tra queste, 768 appartengono ad ambienti aziendali e dispongono di privilegi di amministratore (root), garantendo agli attaccanti un controllo totale sulle risorse cloud colpite.
La ricerca evidenzia come piattaforme di condivisione dati e codice siano diventate involontariamente il principale veicolo di diffusione di segreti aziendali. In particolare, Hugging Face è emersa come la fonte più critica, ospitando oltre 8.400 chiavi attive all'interno di migliaia di dataset pubblici. La natura stessa di questi repository, spesso utilizzati per l'addestramento di modelli di intelligenza artificiale, rende la fuga di dati un rischio sistemico per le aziende che non adottano rigorose pratiche di scansione prima del caricamento.
Un dato preoccupante riguarda l'anzianità delle credenziali: l'età media delle chiavi attive è di circa cinque anni, con alcuni casi estremi che superano i 17 anni di vita. Questo conferma una cronica mancanza di rotazione delle chiavi, una pratica di sicurezza fondamentale che viene ignorata nell'86% dei casi analizzati.
L'esposizione di una chiave AWS non è solo un problema di riservatezza, ma una porta aperta per attori malevoli. Un attaccante in possesso di queste credenziali può sottrarre dati sensibili, eliminare infrastrutture critiche o, più comunemente, utilizzare le risorse computazionali della vittima per il cryptojacking. Nonostante il rischio elevato, solo il 9,5% degli account analizzati disponeva di un sistema di allerta budget configurato per rilevare picchi di spesa anomali, rendendo difficile per le aziende accorgersi dell'intrusione in tempo utile.
Per contrastare questa minaccia, gli esperti suggeriscono un approccio proattivo alla gestione delle identità (IAM):
AWSCompromisedKeyQuarantine, significa che la chiave è stata identificata come pubblica e deve essere revocata immediatamente.AWS, dal canto suo, ha dichiarato di monitorare costantemente le segnalazioni di credenziali esposte, intervenendo con politiche di quarantena per proteggere i clienti senza interrompere le operazioni critiche, ribadendo l'importanza del modello di responsabilità condivisa nella sicurezza cloud.
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