
Il database nazionale antifrode britannico registra un picco senza precedenti, trainato dall'aumento esponenziale di furti d'identità e tecniche di SIM-swapping.
Il panorama della criminalità informatica nel Regno Unito ha raggiunto un nuovo, preoccupante primato. Secondo i dati più recenti pubblicati da Cifas, l'organizzazione no-profit che gestisce il National Fraud Database (NFD), il primo semestre del 2026 ha visto oltre 220.000 segnalazioni di frode, segnando il valore più alto mai registrato in un periodo di sei mesi. Questo incremento non rappresenta solo un aumento quantitativo, ma riflette un'evoluzione qualitativa delle tattiche utilizzate dai cybercriminali.
Il cuore del problema risiede nel furto d'identità, che ha registrato una crescita del 9% su base annua, superando i 130.000 casi. Gran parte di questa attività è focalizzata sulla compromissione di conti bancari e carte di pagamento, che da soli costituiscono il 68% delle frodi identitarie. Parallelamente, si osserva un fenomeno allarmante legato all'impersonificazione, con un incremento del 12% dei casi in cui i truffatori utilizzano l'indirizzo reale della vittima per conferire maggiore credibilità alle proprie azioni.
Un dato particolarmente critico riguarda il SIM-swapping, una tecnica che permette ai malintenzionati di intercettare codici di autenticazione a due fattori (2FA) trasferendo il numero di telefono della vittima su una nuova SIM. Questa pratica ha subito un'impennata del 402%, passando da una quota marginale del 2% a rappresentare il 10% di tutte le segnalazioni nel database. Anche l'account takeover (l'appropriazione indebita di profili esistenti) è in forte ascesa, con picchi drammatici nel settore del commercio elettronico (+84%) e delle carte di credito (+59%).
Sebbene le segnalazioni di "falsa identità" siano diminuite del 35%, gli esperti avvertono che il calo è ingannevole. La minaccia si è spostata verso frontiere più sofisticate: le identità sintetiche e l'uso dell'intelligenza artificiale per l'impersonificazione. La capacità di manipolare digitalmente documenti e di creare contenuti sintetici (deepfake) sta rendendo sempre più difficile per le istituzioni finanziarie e le aziende di telecomunicazioni distinguere tra un utente legittimo e un impostore.
Il rapporto di Cifas evidenzia una dinamica generazionale complessa. Sebbene la fascia d'età sopra i 61 anni rimanga la più colpita in termini di furto d'identità, il segmento tra i 21 e i 30 anni ha registrato l'aumento più rapido di vittime (+32%). Tuttavia, i giovani sono anche protagonisti dal lato opposto della barricata: il 57% dei casi di money muling (il riciclaggio di denaro sporco tramite conti personali) coinvolge persone sotto i 30 anni. Il fenomeno del money muling è cresciuto del 69% in un anno, rappresentando oggi il 30% dei casi di uso improprio dei servizi finanziari.
Mike Haley, CEO di Cifas, ha sottolineato come i dati personali rubati costituiscano il punto di ingresso fondamentale per la vasta gamma di attività criminali moderne. "Che vengano utilizzati per aprire nuovi conti, prendere il controllo di quelli esistenti o supportare reti criminali più ampie, i dati personali sono la valuta principale dei truffatori", ha dichiarato Haley. L'appello delle autorità è chiaro: è necessaria una strategia basata sull'intervento precoce, sull'educazione digitale e su una maggiore consapevolezza, specialmente per le fasce d'età più giovani, sempre più esposte a tentativi di reclutamento criminale e a rischi di frode online.
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