
Un nuovo report rivela un'esplosione nell'uso di malware automatizzati e un aumento del 45% delle vittime di ransomware, guidati dall'intelligenza artificiale.
Il panorama della cybersecurity globale sta affrontando una trasformazione radicale, caratterizzata da una crescente automazione delle minacce. Secondo il Global Threat Intelligence Report: Midyear Edition 2026 pubblicato da Flashpoint, il primo semestre dell'anno ha visto un incremento del 27% nelle infezioni da infostealer, colpendo oltre 7,4 milioni di dispositivi. Il dato più allarmante riguarda il volume di informazioni sottratte: ben 1,7 miliardi di credenziali sono state esfiltrate tra gennaio e giugno, con varianti come Vidar, StealC e Lumma che si confermano come i vettori più prolifici.
La vera novità non è solo la quantità di dati rubati, ma la natura del processo di attacco. Gli esperti descrivono gli infostealer moderni non più come semplici strumenti di esfiltrazione, ma come veri e propri motori di elaborazione autonomi. Questi sistemi operano a velocità macchina, integrandosi direttamente nelle catene di approvvigionamento dei log. Una volta raccolti i dati, il sistema analizza automaticamente i metadati di alto valore e avvia in parallelo attacchi di credential stuffing e test di sessioni attive su migliaia di piattaforme simultaneamente, riducendo drasticamente il ciclo di vita di una violazione.
Parallelamente alla minaccia degli infostealer, il report evidenzia una crescita costante delle vulnerabilità software. Nel periodo analizzato sono state tracciate 21.667 nuove falle, con un aumento dell'8% rispetto al semestre precedente. Sebbene circa il 19% di queste presenti codice exploit pubblico o funzionale, il numero di vulnerabilità effettivamente sfruttate in natura è molto più contenuto. Flashpoint ha identificato 239 falle oggetto di sfruttamento attivo, un dato significativamente superiore (191% in più) rispetto a quanto riportato nel catalogo KEV della CISA. Questo scostamento suggerisce che il settore della threat intelligence privata sta intercettando minacce critiche con un anticipo considerevole rispetto ai database istituzionali, come dimostrato dalla capacità di isolare oltre 6.800 vulnerabilità prima della loro pubblicazione ufficiale nel NVD.
L'ecosistema criminale sta venendo profondamente rimodellato dall'adozione dell'intelligenza artificiale. Flashpoint ha rilevato oltre 22 milioni di post su forum clandestini e canali criptati relativi all'uso malevolo di strumenti AI. La tendenza attuale vede gli attaccanti preferire il deployment locale di modelli open source, riducendo la dipendenza da servizi di terze parti e rendendo le operazioni più difficili da tracciare. Tuttavia, piattaforme come Telegram, GitHub e Pastebin rimangono snodi centrali per la distribuzione di script di social engineering e malware.
Infine, il settore del ransomware continua a mostrare segni di vitalità preoccupanti. Il numero di vittime è cresciuto del 45%, raggiungendo quota 6.256 nel primo semestre. Questa crescita è alimentata da un modello di Ransomware-as-a-Service (RaaS) sempre più maturo e dall'accesso iniziale a basso costo. Un segnale positivo, tuttavia, arriva dal tasso di pagamento dei riscatti: nonostante l'aumento degli attacchi, un numero crescente di organizzazioni sta scegliendo di non cedere alle richieste estorsive, segnando un possibile cambio di rotta nelle strategie di risposta agli incidenti a livello globale.
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