
La Casa Bianca ha autorizzato le agenzie federali a collaborare con aziende private per condurre attacchi informatici offensivi contro attori ostili stranieri. La nuova direttiva mira a sfruttare le capacità innovative del settore privato per contrastare la criminalità transnazionale online.
La Casa Bianca ha recentemente dato il via libera a un'iniziativa significativa nel campo della cybersecurity offensiva, autorizzando le agenzie federali statunitensi a cooperare con aziende private nella conduzione di operazioni cyber mirate contro minacce straniere. Questa mossa, formalizzata tramite un Memorandum Presidenziale di Sicurezza Nazionale (NSPM) firmato il 12 agosto, si basa su un precedente Ordine Esecutivo di marzo, che già spingeva per azioni decise contro i crimini informatici che colpiscono i cittadini americani.
Il memorandum riconosce il potenziale inespresso del settore privato statunitense, descritto come il più innovativo e tecnologicamente avanzato al mondo, nel contrastare le reti criminali online. Storicamente, le sue capacità sono state sottoutilizzate in questo ambito. La nuova direttiva mira a colmare questa lacuna, facilitando il coinvolgimento delle aziende private in tattiche offensive. Sarà il National Coordination Center (NCC) della Homeland Security Task Force a supervisionare queste operazioni, sotto la guida di due direttori esecutivi provenienti dal Dipartimento di Giustizia e dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale.
Il framework stabilito dall'NSPM permetterà alle aziende private interessate di stipulare accordi sia con altre imprese che con enti governativi a livello federale, statale e locale. L'obiettivo è duplice: raccogliere threat intelligence sui gruppi di criminalità transnazionale e proporre operazioni cyber volte a neutralizzare le loro azioni. Il memorandum sottolinea che procedure rigorose saranno implementate per la revisione e l'esecuzione di queste operazioni, che saranno comunque condotte sotto la stretta direzione del governo USA. Viene inoltre garantita la conformità con la Costituzione americana, le leggi vigenti e gli accordi internazionali pertinenti.
La Casa Bianca giustifica questa espansione delle capacità offensive con la necessità di impiegare "ogni strumento disponibile" contro le minacce cyber transnazionali, citando danni ingenti per imprese e cittadini. Dati recenti indicano perdite superiori ai 20,8 miliardi di dollari per i consumatori americani a causa di crimini cyber-enabled nel 2025, con il 73% degli adulti statunitensi che ha subito una qualche forma di truffa o attacco online.
L'annuncio ha suscitato reazioni contrastanti tra i professionisti della sicurezza informatica. Alcuni hanno accolto con favore l'ampliamento della collaborazione pubblico-privato nelle operazioni cyber offensive, vedendola come un passo necessario. Chris Wysopal, co-fondatore di Veracode, ha definito la politica un "grande cambiamento" nella strategia cyber USA, pur distinguendola da un "hack back" puro, la considera una "significativa espansione del ruolo del settore privato nelle operazioni cyber offensive".
Tuttavia, non mancano le preoccupazioni. Diversi esperti hanno sollevato dubbi sui rischi intrinseci nell'avviare attacchi cyber offensivi, specialmente con il coinvolgimento del settore privato. Tra i timori principali vi è la possibilità di attribuzione errata dei perpetratori e il rischio di un'escalation delle ostilità informatiche, anziché un effetto deterrente. Nick Carr, direttore tecnico del Microsoft Threat Intelligence Center (MSTIC), ha evidenziato quanto sia difficile attribuire con certezza la responsabilità nelle operazioni di cybercrimine, sottolineando che poche organizzazioni, incluse alcune agenzie governative, riescono a farlo in modo affidabile. Ha aggiunto che problemi di attribuzione errata sono comuni, anche in incidenti di rilievo. Sebbene il nuovo programma miri a migliorare l'attribuzione, Carr rimane cauto.
Il Dr. Lukasz Olejnik, ricercatore e consulente indipendente in cybersecurity e privacy, ha messo in guardia sul potenziale impatto di tali operazioni sulle infrastrutture statali, aumentando il rischio di escalation interstatale e conflitti. Ha ricordato che anche il Regno Unito si sta muovendo in questa direzione, con la creazione della National Cyber Force (NCF) nel 2020 per contrastare i gruppi criminali informatici, pur enfatizzando un uso cauto e raramente impiegato di tali capacità.
Questa nuova politica statunitense segna un'evoluzione nel panorama della difesa e dell'attacco informatico, cercando di bilanciare l'innovazione del settore privato con la necessità di controllo e legalità nelle operazioni offensive.
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