
Una ricerca rivela come gli agenti AI aziendali possano essere manipolati per aggirare i firewall, trasformando i sistemi di sicurezza in strumenti di compromissione.
Durante la conferenza DEFCON 2026, i ricercatori di Tenet Security hanno presentato una vulnerabilità critica denominata Ghostjacking. Questa tecnica rappresenta un'evoluzione del concetto di Agentjacking e mette in luce una falla strutturale nel modo in cui le aziende integrano l'intelligenza artificiale nei propri flussi di lavoro di sviluppo. Il problema fondamentale risiede nella fiducia cieca che gli agenti AI ripongono nei dati esterni, che vengono elaborati come istruzioni legittime, permettendo agli attaccanti di manipolare le difese perimetrali dall'interno.
Il Ghostjacking sfrutta la capacità degli agenti AI di analizzare log, report di errore e avvisi di sistema. In un tipico scenario di attacco, un malintenzionato inserisce un falso report di bug o un log malevolo all'interno di piattaforme monitorate dall'AI. Quando l'agente analizza questi dati per risolvere un problema o ottimizzare la configurazione, interpreta il contenuto malevolo come un'istruzione operativa valida.
Ad esempio, nel caso di Cloudflare, l'attaccante può indurre l'AI a leggere un log di blocco creato ad arte. L'agente, convinto di risolvere un problema di sicurezza, finisce per modificare le impostazioni DNS, reindirizzando il traffico web e le email verso server controllati dall'attaccante. Poiché l'azione viene eseguita dall'agente stesso, che dispone di privilegi legittimi, i sistemi di difesa tradizionali non rilevano alcuna anomalia, rendendo il firewall di fatto irrilevante.
La ricerca ha dimostrato che questa vulnerabilità non è limitata a un singolo software, ma colpisce un ecosistema di strumenti ampiamente utilizzati, tra cui Cloudflare, Datadog e Sentry. I ricercatori hanno evidenziato come, in alcuni casi, sia possibile orchestrare un "auto-exploit": un agente AI viene manipolato per validare un codice malevolo, che viene poi accettato come sicuro da un secondo agente, creando una catena di fiducia compromessa.
L'impatto è potenzialmente vasto: circa il 50% delle aziende Fortune 500 utilizza configurazioni che espongono i propri agenti AI a questo tipo di manipolazione. La facilità con cui è possibile reperire chiavi API esposte (come nel caso di Datadog, dove ne sono state identificate oltre 2.700) rende il rischio di data breach e di installazione di backdoor persistenti estremamente concreto.
Per difendersi dal Ghostjacking, Tenet Security suggerisce un approccio basato sul principio del Zero Trust applicato all'automazione AI. Le raccomandazioni principali includono:
La scoperta sottolinea la necessità urgente per le organizzazioni di rivalutare la delega di privilegi agli agenti AI. Senza un controllo rigoroso, l'automazione che promette di aumentare la produttività rischia di diventare il cavallo di Troia attraverso cui gli attaccanti possono ottenere il controllo totale dell'infrastruttura aziendale.
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