
Il Dipartimento di Giustizia USA ha annunciato 28 arresti in California nell'ambito dell'operazione "Protect the Vote", volta a contrastare la presunta registrazione e il voto di cittadini non americani. Le azioni sollevano interrogativi sulla gestione dei dati e sulle affermazioni di frode elettorale diffusa.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha recentemente intensificato la sua lotta contro la presunta frode elettorale con una serie di arresti e perquisizioni in California, nell'ambito di quella che è stata definita "Operation Protect the Vote". L'iniziativa ha portato all'arresto di 28 individui, tutti stranieri in possesso di green card, accusati di essersi registrati fraudolentemente per votare nelle elezioni statunitensi e di aver fornito dichiarazioni false durante le procedure di naturalizzazione.
Secondo le autorità federali, questa operazione segna un'escalation negli sforzi dell'amministrazione per esercitare un maggiore controllo amministrativo sulle elezioni statunitensi. Il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato di aver precedentemente fornito alla Segretaria di Stato della California, Shirley Weber, una lista di oltre 20.000 elettori registrati ritenuti "potenziali" non cittadini, basandosi su registri federali. L'accusa è che la California non abbia adeguatamente verificato la cittadinanza di questi individui prima del conteggio dei voti per corrispondenza.
Un portavoce del Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS) ha confermato che le agenzie di immigrazione e dogane (ICE) e le indagini sulla sicurezza nazionale stanno attivamente indagando su presunti casi di frode elettorale. L'amministrazione ha ripetutamente affermato che i non cittadini votano nelle elezioni, sostenendo che il loro obiettivo sia perseguire e rimuovere gli stranieri che votano per prevenire la "diluizione" del voto dei cittadini americani. L'affermazione "SOLO gli americani dovrebbero eleggere i leader americani" sottolinea la posizione dell'amministrazione.
È importante notare che non esistono prove credibili di frodi elettorali diffuse negli Stati Uniti, né tra gli elettori legali né tra i non cittadini. Le affermazioni di frode su larga scala da parte dell'amministrazione sono state spesso criticate per essere esagerate, trasformando errori di registrazione di routine o isolati in presunti complotti più ampi. Nel corso degli anni, l'amministrazione ha perso numerose cause legali intentate per contestare i risultati elettorali o per ottenere accesso ai registri elettorali statali, con i tribunali che hanno costantemente respinto le affermazioni di frode diffusa.
Le liste di "potenziali non cittadini" registrati per votare, spesso composte da centinaia di migliaia di nomi, sono state create incrociando dati di registrazione elettorale pubblica, database federali e dati commerciali di terze parti con registri di stranieri. Tuttavia, le indagini successive hanno quasi sempre rivelato che il numero di non cittadini effettivamente registrati era una frazione minima delle affermazioni iniziali, con la maggior parte dei casi riconducibili a semplici errori amministrativi.
La lista del DHS, che conterrebbe oltre 190.000 elettori californiani registrati come "potenziali non cittadini", è un sottoinsieme di registrati che sono stati sottoposti a un processo di verifica manuale. L'ufficio della Segretaria di Stato della California non ha rilasciato commenti in merito agli arresti.
Questa operazione federale segue azioni simili in altri stati, come Georgia e Arizona, dove sono state condotte perquisizioni per sequestrare schede elettorali relative alle elezioni del 2020. Le azioni del Dipartimento di Giustizia e del DHS sollevano preoccupazioni riguardo alla potenziale politicizzazione delle indagini sulla frode elettorale e all'impatto sulla fiducia nel processo democratico, specialmente in vista di elezioni imminenti. La questione della sovranità degli stati nella gestione delle proprie elezioni rispetto all'autorità federale di indagare sulla frode rimane un punto di attrito significativo.
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