
Una nuova ondata di intrusioni dimostra che gli aggressori possono esfiltrare repository e credenziali in meno di 15 minuti, evidenziando la necessità di rilevamenti comportamentali e risposte autonome.
Negli ultimi mesi, gli analisti di sicurezza hanno osservato un trend preoccupante: una volta ottenuto l’accesso a un ambiente, gli attaccanti completano le fasi di enumerazione e esfiltrazione in pochi minuti, spesso prima che le soluzioni tradizionali di sicurezza possano intervenire. Tre pattern ricorrenti emergono da questi casi:
Questi scenari mostrano come la velocità di esecuzione dell’attacco superi di gran lunga la velocità di rilevamento dei sistemi tradizionali.
Il caso più emblematico riguarda un token OAuth creato da GitHub Desktop su macOS. Dopo l’installazione, il token è rimasto inattivo per 95 giorni nella Keychain del laptop, ma è stato riutilizzato da un attore maligno il 19 giugno. In pochi secondi, l’attaccante ha scaricato 76 repository usando proxy residenziali da più di venti città europee. GitHub non ha generato alcun allarme perché, al momento, la piattaforma non monitora l’uso anomalo dei token.
Le caratteristiche chiave di questo attacco sono:
gho_…) che non scadono automaticamente.Senza un rilevamento basato su anomalie (es. accessi da reti o città mai viste, user‑agent Windows su account macOS‑only), l’attacco sarebbe passato inosservato. Solo la piattaforma Exaforce è riuscita a segnalare l’attività in cinque minuti, ma la risposta automatica è stata limitata da approvazioni umane, consentendo l’esfiltrazione di dati da 472 dei 638 repository compromessi.
Le aziende stanno adottando rapidamente assistenti di codifica basati su IA, come Claude Code. Gli aggressori hanno sfruttato questa fiducia distribuendo un comando di installazione fasullo all’interno di conversazioni condivise. Quando l’utente esegue il comando, un stealer macOS si attiva, simulando una finestra di System Preferences per rubare la password del portachiavi, i cookie del browser e le credenziali cloud.
Questo metodo elude i tradizionali filtri email e le politiche di download perché l’attacco avviene dall’interno del terminale dell’utente. La difesa più efficace è una soluzione di endpoint detection and response (EDR) capace di monitorare comportamenti sospetti, come l’esecuzione di script non firmati o l’accesso improvviso a file sensibili.
Il terzo pattern osservato è il vishing (phishing telefonico) in cui l’attaccante si presenta come operatore IT. Dopo aver convinto la vittima ad aprire una pagina di login quasi identica a quella legittima, l’attaccante registra il proprio dispositivo MFA e induce l’utente ad approvare la richiesta. In pochi minuti, l’attaccante avvia uno script di download di massa, esfiltrando fino a 140 000 file.
Le soluzioni di identity provider (IdP) spesso considerano la richiesta di MFA come legittima, poiché proviene da un dispositivo registrato. Per mitigare questo rischio è necessario:
Le tre tipologie di attacco condividono un elemento comune: l’attaccante agisce a velocità di macchina. Le difese basate su firme, blacklist o semplici regole statiche non riescono a tenere il passo. Le lacune più evidenti sono:
Gli attacchi a velocità di macchina dimostrano che la sicurezza non può più basarsi su processi manuali o su controlli statici. La combinazione di rilevamento basato su dati e risposta autonoma è l’unica via per contenere minacce che operano in pochi minuti. Le organizzazioni devono rivedere le proprie politiche di gestione dei token, potenziare le soluzioni EDR e introdurre controlli contestuali per l’autenticazione a più fattori. Solo così sarà possibile ridurre il divario tra la rapidità dell’attaccante e la capacità di difesa delle imprese.
Fonti: Analisi di Exaforce, report di BleepingComputer, osservazioni su GitHub Desktop e token OAuth.
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