Un'operazione congiunta guidata da INTERPOL ha portato a quasi 1.500 arresti e al recupero di oltre 105 milioni di dollari in fondi illeciti, colpendo duramente le reti di cybercriminali in Africa.
L'Operazione Serengeti III, una vasta iniziativa di contrasto alla criminalità informatica che ha coinvolto 21 nazioni, ha segnato un punto di svolta nella lotta contro le minacce digitali nel continente africano. Coordinata da INTERPOL tra la fine di giugno e la fine di agosto 2026, questa operazione su larga scala ha portato all'arresto di 1.462 individui, allo smantellamento di oltre 10.900 reti malevole e al recupero di più di 105 milioni di dollari in fondi illeciti. L'iniziativa ha identificato quasi 66.000 vittime di attività criminali online, con indagini finanziarie che hanno collegato queste operazioni a perdite stimate superiori ai 385 milioni di dollari.
L'operazione si è concentrata su diverse forme di frode informatica, tra cui truffe legate alle email aziendali (BEC), attacchi ransomware, truffe online e estorsioni digitali. Questi risultati sottolineano la crescente sofisticazione e pervasività delle minacce cyber che colpiscono l'Africa.
L'Operazione Serengeti III si inserisce in un panorama di minacce informatiche in rapida evoluzione, come evidenziato dal Rapporto sulla Valutazione delle Minacce Cyber Africane 2026 di INTERPOL. Il rapporto descrive un ambiente in cui l'intelligenza artificiale sta sempre più potenziando le capacità dei cybercriminali, contribuendo a un aumento costante delle perdite finanziarie legate al cybercrime nel continente. L'efficacia dell'operazione è stata potenziata dalla condivisione di informazioni cruciali, tra cui dati su domini sospetti, indirizzi IP e infrastrutture di comando e controllo, forniti da investigatori di 20 paesi africani e degli Stati Uniti. Il supporto del settore privato, attraverso l'intelligence, l'analisi tecnica e l'esperienza operativa, è stato fondamentale per identificare i bersagli e mappare le reti criminali.
Neal Jetton, Direttore del Cybercrime di INTERPOL, ha sottolineato l'importanza della cooperazione internazionale: "Le reti di cybercriminali operano senza confini, sfruttando la tecnologia per colpire le vittime su una scala senza precedenti. L'Operazione Serengeti III rafforza un messaggio chiaro: sebbene il cybercrime sia sempre più transnazionale, la cooperazione internazionale rimane uno degli strumenti più efficaci per interrompere le reti criminali, recuperare i beni illeciti e proteggere le comunità dai danni digitali."
L'operazione ha prodotto risultati significativi in diverse nazioni africane:
Diverse indagini avviate nell'ambito dell'Operazione Serengeti III sono ancora attive, con le autorità impegnate nell'identificazione di ulteriori sospetti, nel tracciamento dei fondi illeciti e nell'analisi delle prove digitali sequestrate. Il successo dell'operazione è stato possibile grazie al supporto di numerosi partner, tra cui Group-IB, Kaspersky, Fortinet, Meta e la Global Anti-Scam Alliance. L'operazione è stata co-finanziata dal progetto Global Action on Cybercrime Enhanced (GLACY-e), un'iniziativa congiunta dell'Unione Europea e del Consiglio d'Europa. I paesi partecipanti includevano Angola, Benin, Camerun, Congo, Costa d'Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Eswatini, Gabon, Gambia, Ghana, Kenya, Mozambico, Nigeria, Ruanda, Senegal, Sudafrica, Tanzania, Uganda, Stati Uniti, Zambia e Zimbabwe.
Contenuto generato automaticamente da intelligenza artificiale a partire da fonti pubbliche. Non garantiamo l'accuratezza assoluta delle informazioni: consulta sempre la fonte originale. I diritti sui contenuti originali appartengono ai rispettivi editori.